Il bergamotto biologico di Francesco Gangemi, l'essenza di Reggio Calabria

Soltanto nella zona costiera reggina viene prodotto l'agrume dal profumo più amato del mondo.

diDomenico Liggeri per Storienogastronomiche.it
Reggio Calabria 3.9.2015 - L’intransigenza etica in campo agricolo può avere il profumo poetico del bergamotto: così è per l’Azienda Agricola Francesco Gangemi che ha scelto di coltivare, trasformare e commercializzare questo prodotto unico senza ricorrere a furbizie per assecondare il mercato più superficiale.
Il bergamotto per la famiglia Gangemi è una cosa seria, da rispettare e trattare nella maniera più attenta a naturale possibile.
Perché il bergamotto c’è da secoli qui a Limbone, contrada dello sterminato territorio del comune di Reggio Calabria.
La prima piantagione intensiva è datata 1750, quando a pochi chilometri dai terreni di Gangemi il lungimirante Nicola Parisi pensò bene di puntare su questo agrume che per un miracolo della natura può nascere e svilupparsi con le sue migliori caratteristiche peculiari soltanto in una lingua di terra della provincia di Reggio Calabria che guarda verso le coste del Mar Ionio.
Verrebbe da pensare che un prodotto così esclusivo del territorio sia sempre stato al centro dell’economia reggina e invece il bergamotto ha rischiato di sparire, a causa dell’insana pratica di alcuni commercianti che in passato hanno cercato di fare i furbi ricorrendo alla chimica per guadagnare di più con minore sforzo.
Poi si è capito che la Natura vince sempre e così soltanto con il vero frutto si possono ottenere quegli oli essenziali per cui va pazzo il mondo della profumeria internazionale, per il quale il bergamotto è ingrediente essenziale e insostituibile.
Oggi la produzione è in ripresa, tanto che, fiutato l’affare, perfino altre zone della provincia reggina vorrebbero approfittarne. “Adesso pure la montagna, sempre troppo trascurata, guarda al prodotto della fascia costiera con interesse” ha titolato in agosto il periodico locale In Aspromonte, riferendo iniziative politico-economiche che vorrebbero sfruttare l’onda lunga della crescita di notorietà dell’agrume. Ma il direttore della testata, Antonella Italiano, ribadisce nell’editoriale della “incredibile capacità” del bergamotto “di crescere così pregiato solo sulla fascia costiera della provincia reggina”.
Proprio come avviene per l’azienda Gangemi che lo coltiva in rigorosissimo regime biologico in un’area di grande interesse storico e archeologico, tra resti di vie romane e ruderi di chiese secolari, nella valle che ospita anche il borgo di Sant’Apollinare e il relativo culto.
E biologici sono pure i prodotti della trasformazione alimentare del bergamotto che Francesco Gangemi crea artigianalmente in un piccolo locale situato nel cuore delle piantagioni: succhi, marmellate, infusi, canditi, sciroppi, perfino un energy drink, tutta un’esplosione di sapori semplici e sinceri, con un profumo ineguagliabile che ti inebria.
Francesco ha lasciato una moderna attività edile per tornare alle antiche pratiche del nonno che da queste parti faticava da giovane, macinando sudore e chilometri da scalzo, con il solo aiuto di un mulo.
Il richiamo della terra, si dice, ma se da essa emana il profumo del bergamotto, la chiamata è ancora più forte e suadente.

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